Testimonianze - Malawi: la vita della gente

Un viaggio nel cuore di questo Paese dell’Africa australe, per scoprire le bellezze del suo territorio, la storia dei vari popoli, la vita quotidiana della gente e contemplare insieme queste 'fiamme che salgono verso il cielo'.

Fiamme nel cielo Africano

‘La sera capita spesso, nei villaggi, di sedersi in cerchio attorno al fuoco a chiacchierare.
Mentre gli anziani raccontano storie antiche, le lingue di fuoco salgono dai ceppi accesi e portano in cielo le faville: le ‘Marawi’, da cui il nome del Paese Malawi.
Tutta l’Africa sub-sahariana è un continuo falò, specie quando è il tempo di preparare le culture in attesa dell’ indispensabile pioggia che rende fertili. Per questo anticamente erano così importanti i ‘santuari della pioggia’, sparsi su tutto il territorio, dove si andava a offrire preghiere e sacrifici di animali in tempo di siccità.
l Malawi, chiamato anche ‘il caldo cuore dell’Africa per la tradizionale e calorosa ospitalità dei suoi abitanti, è un crogiuolo di popoli che si sono mescolati e amalgamati in modo piuttosto omogeneo, a differenza di altri Paesi.

Stato del Malawi

Uno dei paesi più poveri del mondo, afflitto da periodiche carestie, siccità e dalla dilagante piaga dell’AIDS.
L’ attesa di vita media è di 37 anni. La televisione fu introdotta solo nel 1999. Secondo un rapporto ONU, il Malawi è sceso nella classifica globale dello sviluppo e, dal 90 ad oggi, il reddito medio pro capite è diminuito dello 0,4% annuo. Cinque milioni di persone sono adesso a rischio di carestia. Il Paese sopravvive grazie agli aiuti umanitari che riceve ogni anno per la crisi alimentare. Non esiste un sistema per la registrazione anagrafica. Il reddito medio annuo si aggira intorno a € 150,00.
L’economia del Paese è altamente dipendente dalla produzione agricola e la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi. L’80% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà: in generale, la povertà ha il volto di donna, indigena e giovane. Drammatica è la situazione dei giovani del Malawi. Chi non è falciato dall’Aids deve percorrere il faticoso cammino dell’autonomia in un contesto fragilissimo.
I cambiamenti climatici incrementano le difficoltà di un’agricoltura di sussistenza e le attività produttive, che non siano di piccolo artigianato per il mercato turistico, sono collocate esclusivamente nelle grandi città ed in particolare nella città di Blantyre. Anche per chi studia e frequenta percorsi professionalizzanti gli esiti sono molto incerti e le collocazioni al lavoro sono sempre sotto le reali necessità.

Dati statistici nazionali relativi al Malawi
*Tasso di crescita annuale (%)-0,2.
*Tasso di natalità 41,6 (per 1000).
*Tasso di mortalità 24,5 (per 1000).
*Speranza di vita M 36.
*Speranza di vita F 37.

Un Paese composto da 4 gruppi etnici principali:
Chewa 25%, Nyanja 25%, Lomwe 15%, Yao 13%, altri 22%. Lingua: Inglese, Chewa (ufficiali), altri dialetti bantu.
Connotazione religiosa *Animista 70%, *Cristiana 24%, *Musulmana 6%.
Rifiutando la denominazione dei colonizzatori inglesi che l’avevano chiamata Nyasaland, la terra del lago, i malawiani in occasione dell’indipendenza del 1964, hanno voluto farsi un augurio: ritornare agli antichi splendori del passato impero, riadottando l’antico nome.’

La grande ‘spaccatura’

C’è una spaccatura nella parte orientale dell’Africa che parte ben più su a nord: dal lago di Tiberiade in Israele, passa per il mar Morto, il mar Rosso, tocca la valle del Nilo a Luxor, va a sud fino alle sorgenti di questo illustre fiume africano e poi continua nei grandi laghi centrali fino a terminare nel lago Malawi, le cui acque, tramite il suo emissario Shire, si scaricano nello Zambesi. Questa enorme e lunghissima crepa è chiamata in inglese, appunto, Rift Valley (la vallata della spaccatura), dalle recenti scoperte archeologiche indicata come la culla dell’ umanità, e percorre il Malawi da nord a sud: prima lungo il lago e poi nella vallata dello Shire. L’altezza del lago e della pianura circostante è sui 400 metri, fino a scendere a soli 38 metri sul livello del mare quando lo Shire esce dal Malawi.

Il lago Malawi

C’è anche il grande lago, poi, che con i riverberi del sole si riempie di ‘stelle’ o di ‘lingue di fuoco’: forse anche questi fenomeni naturali hanno suggerito agli antichi abitanti della zona di scegliere questo nome poetico
E’ lungo 585 km e largo 80, nel suo punto più esteso: è il terzo lago africano per vastità e il quarto del mondo per profondità (704 metri, il suo punto più basso, 230 metri effettivi sotto il livello del mare) e rappresenta il 20% dell’intero territorio della Nazione. La sua altezza media sul livello del mare è di 474 metri ma ha delle variazioni cicliche fino a scendere di 8-9 metri durante i periodi in cui la pioggia è minima.
David Livingstone, risalendo dallo Zambesi il fiume Shire, arrivò nel 1859 a navigare su questa grande massa di acqua e, pur usando una mappa del portoghese Candido nella quale c’era scritto che quel lago si chiamava Maravi, chiese agli indigeni come si chiamasse. Gli risposero nyasa, che nella lingua degli ayao – a quel tempo i nuovi padroni del Paese – vuol dire ‘grande massa di acqua’, ‘lago’. Così il buon David lo chiamò: il lago Nyasa – il lago-lago!- e Nyassaland fu chiamata quella porzione di terra che poi divenne Protettorato inglese.
Lo definì anche ‘il lago delle stelle’ per le sue acque cristalline che riflettevano ogni bagliore proveniente dall’alto, per poi pentirsi e chiamarlo ‘lago delle tempeste’ dopo essere stato sballottato da una delle burrasche improvvise e tremende di cui è capace.
Con l’indipendenza è stato ribattezzato lago Malawi, come la Nazione del resto, per riallacciarsi alla storia del passato.
Da tempo immemorabile il lago ha dato sostentamento alle popolazioni che vivono sulle sue rive. E’ sempre stato più pescoso al sud che al nord dove le acque sono più profonde e più fredde. Sono più di 500 le varietà dei pesci presenti tra i quali non è da dimenticare l’onnipresente chambo che è il pesce più gustoso da mangiare e che Livingstone aveva paragonato al più modesto ‘pesce di S. Pietro’ del lago di Galilea.

Elefanti ippopotami e coccodrilli

Quando il Malombe diventa di nuovo fiume Shire, inizia il Parco Nazionale di Liwonde che finisce al barrage di Liwonde. Sono due lunghe strisce di terra, quella ad est è molto più grande, che seguono il corso del fiume e che sono ricche di diversi habitat: lagune, stagni, canneti (dove cresce ogni genere di piante acquatiche tra cui il papiro che fa da padrone) e terre alte (regno della foresta primaria).
I re dell’acqua sono i soliti: coccodrilli e ippopotami.
Sulla terraferma del parco invece chi comanda è il solito elefante, il leone e il leopardo. Le vittime designate dei carnivori sono le solite antilopi e gazzelle varie: le vedi, sia di notte sia di giorno, in continuo movimento e all’erta; non hanno un momento di pace, sempre possono essere prese di mira da un predatore.
C’è anche il grande lago, poi, che con i riverberi del sole si riempie di ‘stelle’ o di ‘lingue di fuoco’: forse anche questi fenomeni naturali hanno suggerito agli antichi abitanti della zona di scegliere questo nome poetico
Rifiutando la denominazione dei colonizzatori inglesi che l’avevano chiamata Nyasaland, la terra del lago, i malawiani in occasione dell’indipendenza del 1964, hanno voluto farsi un augurio: ritornare agli antichi splendori del passato impero, riadottando l’antico nome.’
Il Malawi , chiamato anche ‘il caldo cuore dell’Africa’- come racconta Luciano Nervi un missionario monfortano che ha trascorso 16 anni nel Paese - per la tradizionale e calorosa ospitalità dei suoi abitanti, è un crogiuolo di popoli che si sono mescolati e amalgamati in modo piuttosto omogeneo, a differenza di altri Paesi.

Le prime piantine di tè

Al Mulanje si arriva da Blantyre, la città industriale del sud, percorrendo una strada che per chilometri passa tra verdeggianti piantagioni di tè. Fu Henry Brown, il giardiniere della missione presbiteriana di Blantyre, che nel 1891 cominciò la prima piantagione – la prima in assoluto in tutta l’Africa – con 20 piantine. Un esperimento agricolo tra i più riusciti tanto che oggi il tè è uno dei pilastri dell’esportazione del Paese.
Il Mulanje è una montagna di grandi dimensioni (copre 1.036 kmq) con pareti a picco che potrebbero fare la gioia degli scalatori (il Chambe, la via diretta occidentale, è lunga 1.675 metri e si può affrontare solo con la corda) ma anche con foreste primitive e piantagioni di cedri (il cui legno canforato è molto richiesto per mobili e guardaroba), con cascate di torrenti, sentieri da passeggio e capanne-rifugi per dar la possibilità agli intrepidi scalatori di passarvi la notte.